
DEAD SKELETONS
Dead Magick
(A.Recors Ltd)
Questi tre ragazzi islandesi ci sanno fare, inutile dirlo. Riprendere una delle simbologie più classiche del rock, che va dai Velvet Underground di Venus in Furs sino ai modernissimi BRMC passando per una miriade di altri gruppi, e riuscire ad inserirsi nel panorama internazionale con un disco che, senza alcun tipo di compromesso e contando solamente sulla propria radicalità, viene definito dai più come un capolavoro, non è cosa da poco. Nonni Dead, Henrik Bjornsson e Ryan Carlson Van Kriedt - i tre componenti del gruppo che fino a poco tempo fa hanno tenuto le proprie identità celate dietro anonime maschere scheletriche - non hanno l'aria dei novellini e si muovono con una discreta abilità nell'evocare tutta una serie di numerosi riferimenti senza mai copiare esplicitamente, e aggiungendo sempre qualcosa di "nuovo".
Altra cosa di non poco conto: Dead Magick è un doppio, segno di coraggio e ispirazione. I 12 pezzi che lo compongono (73 minuti stranianti di musica) sono uno strano miscuglio di trance-punk, elettronica e di funk-blues à la Can, che convogliano insieme i Velvet Underground e i Suicide, The Jesus and The Mary Chain e i Joy Division, i Neu e i Bauhaus. La destrezza con cui la ricetta è composta e servita è fuori discussione e porta i Dead Skeletons nella contemporaneità, ponendoli a pieno diritto accanto ad altri "eredi" come BRMC, Black Angels, Brian Jonestown Massacre, Warlocks, ecc.
Il disco può essere letto come un'unica progressione che parte con il Dead Mantra, oscuro distico eletto a motto del gruppo che recita "colui che teme la morte/non può godersi la vita", attraversa il sintetizzatore spaziale di Psycho Dead, sussulta come Alan Vega in Dead Magick I, fa un salto spettrale con le dilatazioni Spectrum-Boom di Ask seek Knock. Ljosberrin è un terremoto Neubauten che rigetta tutto e tutti in un caos tribale primordiale. Le chitarre shoegaze annunciano una (parziale) catarsi: tutto si illumina con la celeste When the Sun Comes Up. Yama è un blues di strada che permette di prendere l'ultima boccata d'aria prima di sprofondare nel ritmo frenetico della conclusiva Dead Magick II, che sancisce l'indivisibilità degli elementi celestiali e ctoni, del Bene e del Male, della Vita e della Morte.
Questa è la strada, questo il cammino dalle sfumature dark, ma che non rinuncia a una certa naivité buddista e, allo stesso tempo, a un quasi-shakespeariano senso dello humor, come per rimarcare che "è solo rock'n'roll".
Il consiglio è spassionato: ascoltate questo disco, seguite questo gruppo (si vocifera di una stretta collaborazione con Brian Jonestown Massacre), godetevi la Vita e non temete la Morte.
Voto: 8/10
13thSpaceman








