"Too well I see and rue the dire event
That with sad overthrow and full defeat
Hath lost us heav'n, and all mighty host
In horrible destruction laid thus low..."
(Milton, Paradise Lost, I, 134-137)
Premessa. Da un paio di mesi si è ormai concluso il 2010, e con questo post vogliamo rendere nota di alcuni lavori che avrebbero meritato di trovare un posto tra i nostri articoli, ma che, o per mancanza di ore o più semplicemente di voglia, non abbiamo fatto in tempo a recensire.
Con questo post - dicevo - vogliamo salvare dalla "rovina", a cui con un velo di ironia allude l'exergo miltoniano, alcuni dischi del 2010 che meritano almeno di essere nominati e che, di conseguenza, meritano almeno un ascolto da parte vostra.
Lo facciamo sopratutto per essere in pace con noi stessi...
Sembra inutile ricercare un ordine quale che sia - geografico, cronologico, meritocratico -. Meglio assecondare i flussi di coscienza, per non cadere nel classico elenco privo di senso, senza però rinunciare ad una qualche sistematicità concettuale di fondo.
Lasciamo da parte i dinosauri che, per quanto ottengano un loro successo commerciale grazie alla bellezza tutta esteriore delle loro preziosissime ri-edizioni limitate, non hanno oggi niente da dire da un punto di vista strettamente contenutistico, e il loro essere attuali sul mercato non può far altro che preoccupare noi musicofili.
Un caso a parte è costituito dal box springsteeniano di Darkness on the Edge of Town, che con il doppio disco di inediti The Promise ci consegna tra le mani un importante documento storico.
Importanti sono state anche le conferme di gruppi quali i Liars, che con Sisterworld hanno canonizzato una loro forma espressiva che non legittima più nessuno a considerarli solo come mere copie dei Sonic Youth e dei Pere Ubu, o gli Arcade Fire, che, pur peccando un po' di ambiziosità, con l'ultimo The Suburbs hanno dato prova di onestà compositiva non scalfita dal meritato successo.
Piacevole e divertente il ritorno dei Vaselines con Sex with an X, ottimo quello dei Massimo Volume con Cattive Abitudini.
Sempre per rimanere in Italia, ci hanno colpito le cavalcate da inseguimento di polizia dei Calibro 35 (l'album è Ritornano quelli di...), mentre è contenutisticamente pessimo e reazionariamente romantico l'ultimo disco dei Marlene Kuntz Ricoveri virtuali e sexy solitudini.
Hanno deluso le aspettative anche i Bachi da Pietra con Insect Tracks, che ha mostrato una certa discontinuità al suo interno, e Mark Lanegan & Isobel Campbell con Hawk, che vede una partecipazione di Lanegan relegata al solo ruolo - pur sempre piacevole, intendiamoci - di redivivo man in black dalla voce baritonale.
Particolare e interessante Plastic Beach dei Gorillaz, arricchito anche dalla partecipazione attiva di grandi special guests.
Tra i live vogliamo, infine, segnalare la bellissima edizione dvd+doppio cd di BRMC Live e l'assurdo The Stone - Issue Three a opera dell'inedito trio avanguardistico Laurie Anderson, Lou Reed e John Zorn.
Con la consapevolezza di aver dimenticato ancora tanto e di chiudere in debito il bilancio di questo anno, ci prepariamo a recensire i nuovi album e live che ci aspettano...
13thSpaceman
domenica 27 febbraio 2011
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