domenica 11 aprile 2010

BRMC - Beat The Devil's Tattoo


Niente male. Questa l'impressione al primo ascolto dell'album che esce a breve distanza da "BRMC Live" (cd+dvd) e dallo sperimentale "The Effect of 333". Le nuove canzoni costituiscono validi episodi del disco: la titletrack è uno stomp travolgente, Coscience Killer un r'n'r di Chuck Berry filtrato dai Loop, The Toll una dolce ballad e, infine, Half-State una lunghissima stratificazione di distorsioni.
I suoni sono sempre quelli, il r'n'r è scremato dalle vene eccessivamente brit-pop di alcuni episodi del precedente album rock "Baby 81", la batteria è più diretta ed essenziale con la new entry Leah Shapiro. Peter Hayes e Robert Been hanno proprio l'aria di esser ormai dei rocker vissuti, dei redivivi Rolling Stones, che sanno perfettamente come fare un ottimo disco di rock'n'roll, come mescolare gli ingredienti, come gestire i necessari cali di tensione. Ma andando oltre, ascoltando più volte il disco, ci si rende conto di come tutto questo sia già risentito e come i BRMC, ritornando ai suoni dei primi due album, non siano stati in grado di rileggersi in maniera innovativa. La paura è che si stiano lasciando andare nel deserto dell'autocompiacimento. Ma quest'ultimo non fa altro che trasformare l'arte, di cui il r'n'r e il suo spirito sono certamente una delle più alte espressioni, in un circo di emozioni ormai vissute e rivissute verso le quali diventiamo sempre più presto indifferenti.
Ascoltiamo l'album nuovo, ci piace, ma non possiamo fare a meno di avvicinarlo ai suoni del primo "Black Rebel Motrcycle Club", che ancora, dal lontano 2001, ci vorticano nella testa.
Un buon album, ma siamo sull'orlo della decadenza e alla vigilia della fuga dell'ispirazione?
Dopo il clichè del diavolo, seguirà anche quello della redenzione?

Voto: 6/10
13thSpaceman

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