venerdì 24 settembre 2010

NEIL YOUNG - Le Noise

NEIL YOUNG
Le Noise
(Reprise Records)

Neil Young è sempre stato uno sperimentatore, basti pensare alle sue numerose svolte, che non sempre hanno avuto il giusto successo e hanno lasciato sbaloridito più di un fan.
La cosa che sorprende è che Neil, classe '45, torni a stupirci ancora, sopratutto a fronte delle recenti prove discografiche (in particolare l'ultimo Fork in the Road) che ci avevano fatto perdere anche un po' la speranza di assistere a nuove svolte.
E, invece, eccolo lì, il vecchio rockettaro canadese, con la sua chitarra e i suoi chili di distorsioni.
Ad accompagnarlo un altro canadese, Daniel Lanois, produttore e collaboratore di questo lavoro (il titolo allude al suo cognome).
Ma vediamo di entrare più nel merito: questo disco è bello proprio perchè inatteso.
Non ci sono batterie, percussioni, nè altro: è un disco per chitarra elettrica e voce.
I brani sono tutti dilatatissimi e poche volte ricorrono a strutture tradizionali, e se le fanno, l'atmosfera risulta comunque assai insolita.
Immaginatevi i riff di Rust Never Sleeps, la cui immediatezza viene però smorzata dai feedbacks di ARC: sopra a tutto melodie dilatate ed effettate.
Accanto a pezzi fortemente elettrici (Walk with me, Sign of Love, Hitchhiker e la finale Rumblin' su tutte), non potevano mancare un paio di tracce acustiche (Love and War e Peaceful Valley Boulevard), che però non stonano nel contesto grazie ad un lavoro sui suoni e sugli intrecci delle chitarre -sempre in bilico come nei pezzi più heavy-.
Attenti però a peccare di cecità: i meriti non sono solo di Young. L'apporto di Lanois è infatti eccezzionale e non si limita solo a degli accorgimenti dietro la console, ma interviene attivamente nei suoni (voce e chitarre, ma anche leggeri effetti di sottofondo) che hanno un'importanza fondamentale nel creare l'atmosfera dell'album.
La cosa bella, e che si riesce a percepire tramite l'ascolto, è che c'è un reale rapporto di complicità, di collaborazione attiva e fruttuosa nella ricerca del suono:questo disco è un disco a quattro mani.
Difetti? Ci sono, senza dubbio: i testi poco radicali rispetto all'atmosfera cupa e pesante del disco; qualche melodia un po' troppo "classica" e che ricorda altre canzoni del repertorio del songwriter canadese.
Ma non è il caso di soffermarsi troppo su queste cose.
La (piacevole) sorpresa è grande, e con essa l'emozione.

Voto: 7/10
13thSpaceman

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