venerdì 1 ottobre 2010

ROBERT PLANT - Band of Joy

ROBERT PLANT
Band of Joy
(Rounder)

E' sempre un piacere quando una grande icona del rock ritorna sulle scene. Quando lo fa con classe è ancora meglio.
Robert Plant non si smentisce e, malgrado gli anni, si diverte e fa divertire.
L'atmosfera del disco infatti è molto simile a quella di un live tra amici che suonano vecchi classici del blues e della tradizione americana con un piglio dalle venature rock (Angel Dance o You can't buy my love), roots (I'm falling in love again) e blues (Satan your kingdom must come down).
In questo modo Robert vorrebbe riaccendere il ricordo della sua prima band (la Band of Joy, appunto) con la quale eseguiva cover di blues, tenendo di conto che gli anni sono passati e che lui nel frattempo si è spostato sempre più verso ovest, come conferma la strada intrapresa qualche anno fa con Alison Krauss.

Non dobbiamo aspettarci niente di nuovo, questo è chiaro, ma il lavoro è fatto bene e non ci si perde nel corso dell'ascolto.
La nostra guida è proprio l'ultrasessantenne che con la sua voce, invecchiata in maniera sublime, incanta e traghetta all'interno delle diverse atmosfere del disco grazie ad un timbro caldo e sempre perfettamente a tema con le diverse canzoni.

La modestia e la maestria, inoltre, fanno dell'ex-led zeppelin un grande esempio per tutte le vecchie rockstar che tentano di riciclarsi in tutti i modi e, forse, anche per i vecchi compagni (Jimmy Page in particolare) che non sanno far altro che il verso a se stessi, a quelli che erano quasi quarant'anni fà.
Così bisognerebbe misurare la vena artistica di questi vecchi dinosauri, e Robert Plant dimostra -e questo album lo conferma- di averne una propria che difficilmente si esaurirà del tutto.

Voto: 6/10
13thSpaceman

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